Scuola, primo giorno con proteste. Studenti, flash mob a sostegno dei precari – La Repubblica

ROMA - Il primo giorno della “nuova scuola” voluta da Mariastella Gelmini sarĂ  ricordato come “rumoroso”. E non per il vociare e il calpestio dei tre milioni di studenti attesi oggi al ritorno in aula, ma per l’onda montante della protesta e della rabbia degli insegnanti precari penalizzati dalle scelte del ministro dell’Istruzione, che oggi inaugura l’anno scolastico al Policlinico Gemelli di Roma, fra i piccoli malati. Oggi si riparte nel Lazio, in Calabria, in Lombardia, Piemonte, Umbria, Molise, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Veneto. In provincia di Trento l’attivitĂ  didattica è ripartita il 9 settembre, dopodomani toccherĂ  a Toscana, Sardegna e Campania. Entro il 20 settembre, quando suonerĂ  la campanella in Puglia, Abruzzo e Liguria, tutti gli studenti italiani saranno di nuovo in classe. In tutto, entrò lunedì prossimo, torneranno a scuola quasi 8 milioni di ragazzi e oltre 700mila docenti.

Gelmini: “Insegnanti raccolgano sfida”. “La sfida della riforma deve essere raccolta innanzitutto dagli insegnanti per rendere la scuola davvero un’istituzione d’eccellenza e per restituire a questa realtĂ  la giusta considerazione e il giusto valore”. Così il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini a margine dell’inaugurazione dell’anno scolastico al Policlinico Gemelli. “Rispetto tutti coloro che protestano – prosegue il ministro -, ma sul piano dei precari ho giĂ  risposto. Dopo di che con quest’anno la scuola mette al centro gli studenti”. Il ministro, comunque, ribadisce che per assorbire i 220mila precari presenti in graduatoria occorreranno “7-8 anni”. Ma saranno aperte “finestre” per assunzioni riservate alle “eccellenze”: gli “studenti migliori che si laureeranno e abiliteranno con i nuovi percorsi nei prossimi anni”.

La sfida degli studenti. Ieri a Messina i precari hanno rinvaso per alcune ore l’embarcadero delle navi traghetto in servizio sullo Stretto. E oggi gli studenti intendono dar loro manforte, sfruttando proprio quelle competenze tecnologiche a cui tanto tiene la Gelmini. La parola d’ordine degli studenti organizzati in Rete è flash mob. Spiega Sofia Sabatino, portavoce della Rete degli studenti: “Partiremo con una protesta che non darĂ  respiro al ministro Gelmini e alla sua opera distruttiva: saremo davant alle nostre scuole con dei caschetti gialli da lavoro, per proteggerci la testa dalle macerie che la Gelmini e Tremonti hanno causato e daremo inizio alla nostra ricostruzione”. Le prime scuole interessate dall’iniziativa sono a Venezia (liceo Foscarini), Torino (via Bligny e corso Dante), Roma (liceo Tasso e liceo Montessori), Frosinone (liceo classico Turriziani), Perugia (piazzale Anna Frank), Grosseto (istituto agrario Leopoldo II di Lorena). Si proseguirĂ  a Bologna il 14 (istituto tecnico Aldini), a Palermo il 15 (Vittorio Emanuele III), il 16 a Caltanissetta e il 25 a Lentini’.

Sit-in davanti al ministero. Sempre oggi, gli studenti delle associazioni anti-Gelmini continueranno la loro mobilitazione ritrovandosi alle 15,30 per un sit-in a Roma davanti al Ministero dell’Istruzione. Qui lanceranno pubblicamente la prima data di mobilitazione studentesca che aprirĂ  “l’autunno caldo” della scuola. L’intenzione è di non dare “tregua a questo governo – dice Monica Usai, dell’Unione degli studenti -. Saremo in prima linea contro i tagli agli organici e al piano di offerta formativa, per opporci all’idea della Gelmini di una scuola svuotata di senso, fabbrica di precarietĂ  e individualismo”. Per questo nel primo giorno di scuola portiamo “avanti le nostre battaglie assieme agli insegnanti, ai precari, ai genitori e a tutti coloro che hanno a cuore la scuola pubblica italiana”.

Di Pietro. “Se non vedo Gelmini non schiodo”. Prima degli studenti, giĂ  stamane davanti al ministero si è presentato il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, insieme ad altri parlamentari del suo partito, per protestare e invitare alla mobilitazione contro la riforma. “Il ministro Gelmini si deve occupare di scuola, di istruzione e non deve metere sul lastrico migliaia di famiglie. L’Italia dei Valori – dice Di Pietro – oggi è qui per chiedere un incontro alla Gelmini e, finchè non l’otterremo, da qui non schioderemo”.

Lazio, verso accordo sui precari. Difende la Gelmini il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: “La scuola italiana si sta trasformando e sta andando verso criteri piĂą meritocratici, con una maggiore attenzione alla qualitĂ  dello studio. Questo ovviamente crea tensioni e problemi, ma sono convinto che il ministro Gelmini sia perfettamente in grado di guidare la scuola italiana verso la strada giusta”. Il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini: “Siamo consapevoli delle difficoltĂ  degli insegnanti in stato di precariato e insieme al ministero dell’Istruzione siamo impegnati a trovare una soluzione”. Conferma l’assessore alla scuola del Comune di Roma, Laura Marsilio: “Ho avuto un incontro con il ministro Gelmini e la presidente Polverini. So che è in via di definizione un accordo con la Regione Lazio per i precari”.

Zingaretti: “Il piĂą grande licenziamento di massa”. Ben diverso il tono delle dichiarazioni del presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti. “Uno dei giorni di riapertura delle scuole italiane piĂą brutti dal dopoguerra. Meno soldi, meno aule, meno personale: a Roma e provincia i tagli al personale docente e non docente, saranno pesantissimi: 300 unitĂ  per le scuole elementari, 100 per le medie e addirittura 700 per le superiori. Il piĂą grande licenziamento di massa mai operato da un governo che va a colpire l’educazione dei nostri figli e il futuro del nostro paese”.

Zaia: “Capire se strada è giusta”. Inaugurando l’anno scolastico, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia sottolinea come “tutti dobbiamo riflettere sul fatto che per la scuola questo sarĂ  un anno di svolta e di verifica delle riforme che sono state recentemente introdotte dal Governo. Sono certo che ognuno darĂ  il suo costruttivo contributo e che alla fine avremo elementi importanti per capire se la strada intarpresa è quella giusta”.

Scopelliti: “Investire su legalitĂ  e integrazione”. Da Rosarno replica il presidente della giunta regionale calabrese, Giuseppe Scopelliti: “Da qui la scuola insieme alla Regione investe sulla legalitĂ  e sulla integrazione. Scuola e istituzioni devono fare squadra perchĂ© sennò non si cresce tutti insieme. Se non facciamo rete rallentiamo i processi di crescita sociali e culturali della regione. La scuola assolve un ruolo importante di aggregazione e di crescita ma noi abbiamo anche fatto qualcosa in questa direzione, noi siamo stati la prima Regione che ha cercato di dare delle risposte ai precari della scuola”

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I precari bloccano lo Stretto, “Ponte sì, ma per la scuola” – La Repubblica

MESSINA -  Un migliaio di precari della scuola, sul molo delle Fs all’imbarcadero di Messina, ha bloccato il collegamento da e per Villa San Giovanni intorno alle 13, occupando tutte le invasature. Per ore le navi non hanno potuto salpare nè attraccare. Anche i precari radunati sulla sponda calabrese dello Stretto, a Villa San Giovanni, hanno bloccato il viale che dagli imbarcaderi conduce verso l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, con conseguente paralisi del traffico. Alcuni dei manifestanti hanno fatto presente che quella di oggi è stata solo una dimostrazione di ciò che possono fare e che sono pronti a bloccare di nuovo e piĂą a lungo i collegamenti nello Stretto. L’iniziativa si è conclusa intorno alle 15, prossimo appuntamento il 18 settembre a Palermo. Polemiche per l’iniziativa della Questura, che ha identificato molti manifestanti. 25 persone sono state segnalate all’autoritĂ  giudiziaria “per eventuali reati contro l’ordine pubblico”.

Stamattina il comitato Insegnanti precari della Sicilia ha organizzato a Messina l’iniziativa “Invadiamo lo Stretto: un ponte per la scuola”. In tutto sono oltre quattromila (non piĂą di 2500 per la questura) i manifestanti che hanno protestato contro i tagli dei posti di lavoro previsti nel ddl Gelmini. Insegnanti e personale Ata, provenienti da tutte le province della Sicilia, si sono radunati in piazza Cairoli, e tanti precari sono arrivati, per manifestare, anche da Basilicata, Campania e Puglia. Alcuni indossando t-shirt con scritto “Nè farabutti, nè fannulloni, sono lavoratori”, e intonando cori come “Vogliamo un solo licenziato: ministro Gelmini disoccupato”. Tante le bandiere della Cgil e tante anche le forze dell’ordine.

Una precaria di 25 anni, Claudia Urzì, del coordinamento di Catania, ha spiegato: “Quello di oggi è un ponte umano che unisce le giuste rivendicazioni dei lavoratori, contro quel ponte degli sprechi che dovrebbe unire Sicilia e Calabria”. I precari chiedono che proprio i fondi per il collegamento stabile tra le due sponde dello Stretto vengano utilizzati, invece, per la loro stabilizzazione nella scuola. La protesta in Sicilia è stata promossa dalla “Rete dei precari” di Agrigento e vi hanno aderito Flc-Cgil, Cobas, Coordinamento dei precari in lotta e Comitati provinciali, Pd, Idv e Sinistra Ecologia e LibertĂ , gli studenti medi, l’Udu, il Coordinamento genitori democratici ed una delegazione del Comitato genitori di bambini autistici di Palermo e l’associazione politico-culturale “DeM – Democratici e milazzesi”.

Oltre alla cancellazione del provvedimento del governo che prevede la soppressione di 130mila posti, tra docenti e Ata, entro il 2011, i precari chiedono “a gran voce le dimissioni del ministro Gelmini a causa di una politica fallimentare e distruttiva sul settore della conoscenza”. Secondo la Flc-Cgil siciliana, che ha aderito alla protesta, “i tagli agli organici sfasciano la scuola pubblica, dividono socialmente il paese allontanando ancora di piĂą il nord dal sud, rompendo i legami sociali e solidali”.

All’iniziativa sullo Stretto di Messina ha partecipato anche uno degli ultimi docenti supplenti ancora in sciopero della fame: si tratta di Giuliana Lilli, del coordinamento precari scuola di Roma, che da una decina di giorni porta avanti, realizzando una sorta di staffetta, il digiuno iniziato dai due precari siciliani Giacomo Russo e Caterina Altamore.

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L’Ocse boccia la scuola italiana

Il sistema italiano dell’istruzione non funziona come dovrebbe fare in uno dei paesi piĂą sviluppati del mondo. Lo dice con chiarezza un ponderoso studio dell’Organizzazione per la cooperazione economica e lo Sviluppo (Ocse) che in 500 pagine analizza e confronta i sistemi scolastici e universitari di trentuno Stati del mondo presentato ieri a Bruxelles. In Italia l’analisi non sembra aver scomposto nessuno, maggioranza e opposizione dicono che quanto affermato dall’Ocse conferma le posizioni di entrambi. Solo che lo vedono da angolazioni opposte. Il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini spiega che lo studio conferma il suo lavoro di riforma, mentre l’opposizione sostiene che proprio le iniziative del nuovo governo sono messe all’indice. Quel che emerge dal voluminoso lavoro dell’Ocse è che il sistema dell’istruzione proprio non è all’altezza delle sfide, ed è costantemente battuto da altri, come quello coreano, sempre in testa alle classifiche. Il primo dato che emerge è che in Italia sono troppo pochi quelli che hanno completato un ciclo di istruzione secondaria, meno del 70% delle persone tra i 25 e i 34 anni e appena piĂą del 30% di quelli tra i 55 e i 64 anni. Peggio di noi, tra i 31 Paesi, solo Spagna, Brasile, Portogallo, Turchia e Messico. Si scopre poi che siamo penultimi, seguiti dalla Slovacchia, nella quota di Prodotto interno lordo dedicata all’istruzione. Solo il 4,5% della spesa, contro una media del 6,2%. Gli insegnanti italiani, inoltre, risultano anche tra i meno pagati se confrontiamo gli stipendi nostrani con quelli dei Paesi molto simili al nostro. Per ogni studente, inoltre, in Italia si investono circa 8.000 dollari, contro una media di poco piĂą di 9.000 (negli Usa la cifra è di 14.000, in Gran Bretagna di quasi 10.000). L’altra anomalia è che gli scolari italiani tra i 7 e i 14 anni sono inchiodati sui banchi di scuola circa 8.200 ore, contro una media dei Paesi Ocse di 6.777, ma con poco o scarso rendimento. Che le cose non funzionano è dimostrato anche da un dato un po’ piĂą complesso ma importante: il calcolo di quante persone hanno un lavoro che rispecchia il loro livello di istruzione. In Italia siamo anche qui molto sotto la media, al fondo della classifica: solo l’80% dei laureati riesce a ottenere un impiego per il quale è richiesto quel titolo di studio, percentuale che scende ad appena piĂą del 75% per i diplomati e al 50% per quelli che hanno un titolo inferiore. Un dato che indica una bassa qualitĂ  della formazione e quindi le azienda non valutano abbastanza qualificante il titolo posseduto oppure una situazione economica che spinge troppi studenti che ottengono titoli non richiesti dal mercato del lavoro. Questo tema, ovviamente, si intreccia anche con il problema della disoccupazione e con la fuga dei cervelli. sono sempre di piĂą, infatti, gli italiani che per trovare un lavoro all’altezza della loro professionalitĂ  preferiscono trasferirsi all’estero. Il sistema italiano a livello universitario è poi davvero poco attraente per gli studenti stranieri, benchĂ© il dato sia negli ultimi anni in leggero aumento. Nel 2008 meno del 2,5% degli studenti era straniero, contro il 18% degli Usa, il 10% della Gran Bretagna o il 7% di Germania e Francia. Gelmini è contenta dei risultati dello studio, perchĂ©, spiegava ieri, «conferma tutte le valutazioni del governo» e spinge l’esecutivo «ad andare avanti con le riforme: la ricerca – dice – dimostra che la qualitĂ  dell’istruzione non è affatto legata al numero di ore passate tra i banchi, mentre per migliorare è indispensabile che la retribuzione dei docenti sia basata su merito e non esclusivamente sull’anzianitĂ  di servizio». Secondo il ministro l’Ocse «conferma che è necessario ottimizzare le spese per l’istruzione, esattamente quello che il governo sta facendo». In particolare il ministro concorda «con la necessitĂ  di puntare sull’istruzione superiore per incentivare l’occupazione». Dall’opposizione bordate contro il governo. «Deve essere una gran bella soddisfazione per Tremonti e Gelmini sapere che l’Italia è il fanalino di coda nella spesa per l’istruzione, e che persino Brasile ed Estonia sono piĂą generosi», dice Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd, che ironizza anche sul fatto che «peggio di noi c’è solo la Slovacchia, ma diamo tempo a questo governo e certamente non ci negherĂ  anche questa soddisfazione». L’opposizione attacca ma offre anche collaborazione. Giovanni Bachelet, presidente del Forum Politiche dell’Istruzione del Pd polemizza con Gelmini, ma le tende una mano: «il governo – dice – dovrebbe riprendere il confronto con l’opposizione e le parti sociali, abbandonando propaganda e ideologia e affidandosi a standard e criteri europei e internazionali».

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Scuola, Gelmini: impossibile assorbire 200.000 precari – Reuters

ROMA (Reuters) – Il ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini ha detto oggi che la scuola pubblica non è in grado di assorbire tutti i 200.000 lavoratori precari della scuola, nonostante le proteste che si stanno svolgendo in diverse parti d’Italia.

“I precari che ereditiamo sono 200.000, un numero spaventoso, che è il frutto di politiche disinvolte del passato che la scuola non era in grado di finanziarie”, ha detto la Gelmini in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. “Nessun governo può assorbire 200.000 precari”.

Il ministro ha detto di stare facendo uno sforzo di razionalizzazione circa il numero degli insegnanti non di ruolo da far lavorare, che si basa sull’entitĂ  della popolazione scolastica.

“Prima di chiedere piĂą risorse al governo ci si deve preoccupare di ottimizzarne l’impiego. In un periodo di stretta sui conti pubblici è utopico chiedere ora piĂą risorse”, ha detto Gelmini giustificando il fatto che non sono stati previsti grandi investimenti pubblici sulla scuola.

Sulle proteste dei precari in corso, tra cui scioperi della fame in diverse regioni, il ministro ha detto che “sono in parte il frutto di strumentalizzazioni politiche”.

“Non inconterò chi è venuto a protestare davanti a Palazzo Chigi”, ha detto. “La strumentalitĂ  deriva dal fatto che non abbiamo ancora completato le operazioni (di assegnazione dei posti ai precari). Protestano senza essere stati ancora esclusi”.

La Gelmini ha aggiunto che il numero degli insegnanti di sostegno è aumentato nell’ultimo anno da 90.400 a 93.100 insegnanti. “Il problema è semmai a monte nella facilitĂ  con cui le Asl certificano la disabilitĂ  e degli abusi ci sono”.

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Protesta dei precari a Montecitorio “Niente elemosine, assunzione” – La Repubblica

Continuano le iniziative di protesta dei precari della scuola contro i tagli agli organici: un sit-in si sta tenendo nella Capitale, davanti Palazzo Montecitorio, dove è arrivata anche una delegazione di precari dalla Sicilia, docenti e personale Ata. Protestano contro i tagli degli organici previsti dalla riforma Gelmini. Ieri, una manifestazione è stata organizzata a Palermo in piazza Politeama, trasformata in un “cimitero”, con tanto di tombe finte, fiori e lumini, per simboleggiare la morte della scuola pubblica.

All’iniziativa romana partecipa anche Giacomo Russo, uno dei precari palermitani in sciopero della fame dal 17 agosto: “La mia – ha affermato – non è una battaglia dei precari della scuola, ma devo resistere per la scuola e il futuro dell’istruzione pubblica, perchĂ© questo governo non è capace di investire sulla conoscenza”. L’operazione prevista dalla legge 133 “non ha alcun senso pedagogico. Si sono stabiliti dei tagli e i decreti successivi – ha aggiunto – sono serviti a sostenere quelle cifre. Ma perchĂ© si continua a finanziare la scuola privata?” Russo ha anche espresso la sua amarezza perchĂ© il sottosegretario all’Istruzione, Giuseppe Pizza, presente ieri a Palermo, “non si è degnato di chiederci di sospendere lo sciopero della fame”. A questa forma di protesta estrema dell’astensione dal cibo ha aderito anche un’altra insegnante siciliana, Caterina Altamore, docente precaria delle elementari da 14 anni.

LE IMMAGINI DELLA PROTESTA

In piazza, nella Capitale, ci sono varie sigle sindacali: oggi, in particolare, è arrivata l’adesione dell’Rdb-Usb scuola. Ma soprattutto è presente la Flc-Cgil, l’organizzazione che nella scuola vanta il maggior numero di tessere. Il sindacato dei Lavoratori della conoscenza ha anche annunciato che “in serata la protesta si sposterĂ  sotto la sede del Miur”.

A Montecitorio il sit-in è animato anche da diverse associazioni e movimenti di settore, tra cui il coordinamento precari scuola di Roma: il Cps spiega che è in piazza “per evitare qualsiasi tentativo di soluzione localistica e assistenziale: non accettiamo elemosine (il riferimento è al decreto salva-precari che dovrebbe garantire circa metĂ  dello stipendio ad almeno 20mila precari non confermati ndr) che servano a tirare a campare ancora un anno nel precariato, ma vogliamo l’assunzione a tempo indeterminato e il ritiro dei tagli”.

Nel pomeriggio si riunisce l’Osservatorio permanente dei precari della scuola, per fare il punto della situazione e decidere ulteriori forme di lotta: l’obiettivo è anche organizzare un’attivitĂ  di monitoraggio alle prossime convocazioni, per garantire la regolaritĂ  delle procedure, la trasparenza delle disponibilitĂ  e la non assegnazione di incarichi eccedenti le 18 ore previste dal contratto nazionale.

Secondo Francesco Cori, del Cps, a livello nazionale “sono a rischio piĂą di 20 mila precari: per questo ci riuniamo, per verificare la regolaritĂ  delle convocazioni e fare pressioni sull’ufficio scolastico. Siamo pronti a rioccupare via Pianciani”, dove sono collocati l’ufficio scolastico regionale e provinciale.

Intanto, prosegue la protesta a Palermo. Da oltre dieci giorni docenti e collaboratori scolastici stanno dando vita a un sit-in in via Praga, dove ha sede l’ufficio scolastico regionale. Manifestazioni e mobilitazioni anche a Catania, Trapani e Messina.

E a Pisa stamani c’è stato un blitz della Rete dei precari della scuola al liceo scientifico ‘Ulisse Dini’ di Pisa durante le nomine per le supplenze annuali. Davanti a circa 200 persone Andrea Moneta, rappresentante dei precari, ha interrotto le operazioni e srotolato uno striscione con la scritta “Scuola pubblica, bene comune”. Per alcuni minuti ha poi illustrato i motivi della protesta per i tagli alla scuola pubblica ricordando che “sono stati cancellati 25.600 posti di docenti e 15 mila di Ata da aggiungere ai 42.100 docenti e 15 mila Ata giĂ  tagliati lo scorso anno”.

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(27 agosto 2010)

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R…ESTATE SULLE TAVOLE!

PER UN GIOVEDI’ DA LEONI
R…ESTATE sulle TAVOLE!

giovedì 17 giugno
dalle 16
Skat contest + free writing

dalle 18 CONCERTO gruppi emergenti delle SCUOLE
(rock-metal-punk-hiphop-reggae-ska)

 

cena sociale

a seguire
BIC DJs
(dance anni 90)

sottoscrizione 3 euro (flessibili)

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Roma 10 giugno – Festa alla Sapienza: knowledge is power, arm yourself!

Giovedì 10 giugno 2010 – dalle ore 22 a Lettere, La Sapienza – Sapienza per l’autoriforma presenta: Arm your desire: trash and trance night a sostegno delle spese legali degli studenti della Sapienza per i processi che riguardano alle mobilitazioni dell’Onda.
 

Voi rewind, noi fast forward – Contro i tagli all’università! Un anno fa migliaia di studenti assediavano l’illeggittimo G8 dell’Università a Torino, resistendo alle cariche violente della polizia e difendendo la libertà di manifestare. 21 studenti sono stati arrestati nell’ambito dell’operazione Rewind e stanno subendo in questi giorni un pesante e gravissimo processo per essere stati in piazza quel giorno, mentre diverse decine di studenti della Sapienza sono stati denunciati per le manifestazioni e le azioni dell’Onda: ma il dissenso e la libertà non si possono arrestare!
 
Per questo, ad un anno di distanza, mentre i ricercatori si mobilitano contro il DDl Gelmini, con forza ribadiamo le nostre ragioni: opporsi ai tagli e allo smantellamento dell’università e del welfare significa pretendere non solo un futuro, ma anche un presente degno! Riprendiamoci le università, contro la finanziaria dell’austerity e dei sacrifici, reddito e saperi per tutti!
Festa a sottoscrizione, a sostegno delle spese legali per gli studenti
SAPIENZA PER L’AUTORIFORMA
WWW.UNIRIOT.ORG

 

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[Rassegna Stampa] Tagli, la forbice sulla scuola, sciopero e sindacati in piazza

Prof e maestri subiranno un taglio dello stipendio del 10%. Il 5
giugno manifestazione di Gilda e Cobas. Tante anche le iniziative
locali. Mobilitazione fra il 7 e il 15 giugno: a rischio gli scrutini (La Repubblica)

ROMA – Sindacati in piazza e sciopero degli
scrutini per la conclusione dell’anno scolastico. Il mondo della
scuola, dopo la manovra da 25 miliardi varata dal governo e i pesanti tagli agli organici per
il prossimo anno scolastico, è sul piede di guerra. Tutti i
sindacati, come non avveniva da quasi due anni, anche se con
modalitĂ  diverse, hanno indetto manifestazioni contro quello che
definiscono un “eccessivo accanimento nei confronti della scuola”
da parte dell’esecutivo. Il 5 giugno saranno gli iscritti a Gilda e
Cobas i primi a scendere in piazza. La Gilda sarĂ  a piazza SS.
Apostoli, a Roma, nel primo pomeriggio, contro “la decimazione
degli organici”, “l’abolizione degli scatti stipendiali” e “le
norme liberticide di Brunetta”. I Cobas, che parlano di “massacro
della scuola pubblica”, saranno invece a piazza della Repubblica,
sempre a partire dalle 15.

A far saltare i nervi ai rappresentanti di categoria è il taglio
che gli stipendi degli insegnanti subiranno nei prossimi anni.
Nella Finanziaria “del sacrificio” saranno infatti gli operatori
della scuola a pagare il prezzo piĂą alto tra i dipendenti del
Pubblico impiego. Al punto che, secondo i calcoli effettuati dagli
stessi sindacati, prof e maestri subiranno un taglio dello
stipendio del 10% mentre i grandi manager di Stato pagheranno
appena il 5%. Per Cisl, Uil e Snals la manovra è “iniqua”. PerchĂ©
oltre al blocco del rinnovo contrattuale, comune a tutti i
dipendenti pubblici, la scuola subirĂ  il “blocco degli incrementi
retributivi previsti dal contratto vigente con effetti pesantissimi
sulle retribuzioni, sulle pensioni, sulle liquidazioni”. La Uil
scuola ha fatto due conti. “Un collaboratore scolastico (il
bidello, ndr) perderĂ  1.136 euro lordi l’anno, pari al 6,60% della
retribuzione”.

“Un insegnante di scuola elementare perderĂ  2.500 euro, pari al
9,96% e un collega della scuola superiore dovrĂ  fare i conti con un
mancato aumento di circa 3 mila euro, pari al 10,76%”. Il contratto
della scuola prevede infatti una progressione economica in base
all’anzianitĂ , secondo gradoni di sei anni. Per effetto del blocco
triennale degli scatti, coloro che hanno beneficiato dell’aumento
nel 2009 potranno avere uno scatto di anzianitĂ  solo nel 2018. E
se, nel frattempo non interverranno rinnovi contrattuali, lo
stipendio avrĂ  perso almeno il 20 per cento del potere d’acquisto.
Secondo la Flc Cgil sono 245 mila (quasi uno su tre) i docenti
italiani che incapperanno nella norma taglia-stipendi. Per dire No
a questa manovra e ai tagli a tutti i comparti della formazione
(Scuola, universitĂ  e ricerca) la Flc Cgil manifesterĂ  il 12 giugno
nella Capitale con un corteo da piazza della Repubblica (ore 15) a
piazza del Popolo. E tre giorni dopo (il 15 giugno) sarĂ  la volta
di Cisl e Uil scuola e Snals Confsal, che hanno indetto una
manifestazione al teatro Quirino di Roma.

Le manifestazioni contro la manovra si intrecciano con decine di
iniziative locali (scioperi, assemblee, occupazioni simboliche di
uffici periferici del ministero e manifestazioni di piazza) che
denunciano i tagli agli organici e il calo del servizio in quasi
tutti i segmenti dell’istruzione pubblica. Il prossimo mese di
settembre la scure del ministro Tremonti falcerĂ , dopo i 56 mila
dell’anno scorso, altre 26 cattedre e altri 16 mila posti di
personale Ata che faranno cadere nel panico migliaia di famiglie
italiane. Ma l’iniziativa che potrebbe fare saltare la fine
dell’anno scolastico è lo sciopero degli scrutini indetto dai Cobas
e dai movimenti dei precari dal 7 al 15 giugno. Una forma di
protesta alla quale stanno facendo un pensierino molti iscritti ad
altri sindacati non molto contenti delle iniziative proclamate dai
propri rappresentati. E che potrebbe mettere nei guai i presidi e
le commissioni di maturitĂ .

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[Rassegna Stampa] Scuola, occupazioni e cortei – blocco degli scrutini nel Lazio

Giugno caldo sul fronte della protesta della scuola nella capitale e in tutta Italia. Occupazione Flc-Cgil dell’Ufficio scolastico regionale di via Pianciani, in vista delle prossime iniziative e delle manifestazioni nazionali dei sindacati. Fine dell’anno scolastico a rischio per lo sciopero degli scrutini previsto il 14 e il 15 giugno di SARA GRATTOGGI (La Repubblica)

A inaugurare il “giugno caldo”, questa mattina, l’occupazione della Flc-Cgil dell’Ufficio scolastico regionale di via Pianciani, già teatro nei mesi scorsi delle proteste di genitori, insegnanti e precari romani. «Chiediamo al direttore generale, Maria Maddalena Novelli, il ripristino, con gli organici di fatto, delle 68 classi a tempo pieno tagliate rispetto a quest’anno sul nostro territorio – spiega Eugenio Ghignoni, della Flc-Cgil Roma Centro – Vogliamo che le cattedre non superino le 18 ore e che ne vengano assegnate altre anche alle medie, pesantemente colpite dai tagli agli insegnanti».

L’iniziativa, organizzata in contemporanea in molte città italiane, da Napoli a Milano, è stata anticipata ieri dall’occupazione degli Uffici scolastici provinciali. Da Frosinone a Reggio Emilia, passando per Bari, Ancona e Ragusa, “l’assedio” della Flc-Cgil prepara la strada per la manifestazione nazionale che, il prossimo 12 giugno alle 15, vedrà sfilare il sindacato e il mondo della scuola da piazza della Repubblica a piazza del Popolo.

Domani, invece, a scendere in piazza saranno i Cobas e l’Usb. L’appuntamento è sempre alle 15 in piazza della Repubblica, per manifestare «contro la distruzione della scuola pubblica», le norme Brunetta, il blocco degli scatti stipendiali e delle assunzioni. Il cuore della protesta organizzata dai due sindacati sarà però lo sciopero degli scrutini, previsto nel Lazio per il 14 e il 15 giugno, che potrebbe creare seri disagi in moltissime scuole, facendo slittare la fine dell’anno scolastico.

Sempre il 15 giugno, poi, Cisl e Uil Scuola e Snals Confsal si sono dati appuntamento a Roma, al Teatro Quirino alle 15, per una manifestazione nazionale contro la manovra giudicata iniqua.

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[Rassegna Stampa] “Ora di religione nel credito” Gelmini esulta per la sentenza

La notizia della decisione dei giudici
diffusa dal ministero di viale Trastevere. Cambia la valutazione alla
vigilia degli scrutini. di SALVO INTRAVAIA

La Religione contribuirĂ  alla determinazione del credito
scolastico. Ne dĂ  notizia lo stesso ministro dell’Istruzione,
Mariastella Gelmini, che dichiara: il “Consiglio di Stato accoglie
le nostre posizioni”. Il ministro “accoglie con soddisfazione la
notizia”, in quanto i giudici amministrativi ribaltano la sentenza
del Tar Lazio che la scorsa estate bloccò le ordinanze emanate
dall’ex ministro, Giuseppe Fioroni, nelle quali si afferma che
anche la Religione cattolica contribuisce alla dote in punti che i
ragazzi raccolgono nell’ultimo triennio in vista della maturitĂ .

Il Consiglio di stato “ha riconosciuto la legittimità  -  continua
viale Trastevere  -  delle ordinanze nelle quali si stabiliva che
ai fini dell’attribuzione del credito scolastico, determinato dalla
media dei voti riportata dall’alunno, occorreva tener conto anche
del giudizio espresso dal docente di religione”. Il perchĂ© è presto
detto. “Il Consiglio di Stato infatti ha stabilito che, nel caso
l’alunno scelga di avvalersi di questo insegnamento, la materia
diventa per lo studente obbligatoria e concorre quindi
all’attribuzione del credito scolastico”.

Con la sentenza numero 7076 dello scorso mese di agosto il Tar
Lazio accolse i ricorsi presentati, a partire dal 2007, da alcuni
studenti, supportati da diverse associazioni laiche e di
confessioni religiose non cattoliche, che chiedevano appunto
l’annullamento delle ordinanze ministeriali firmate da Fioroni e
adottate durante gli esami di Stato del 2007 e 2008. In
quell’occasione manifestò il suo dissenso la parlamentare del Pd,
Paola Binetti, che adesso si prende la sua rivincita. Cosa accadrĂ 
adesso?

L’anno scolastico è agli sgoccioli e, durante gli scrutini, i
Consigli di classe dovranno attribuire il credito scolastico (8
punti per la terza, 8 per la quarta e 9 per la quinta) in vista
degli esami di stato. Secondo quanto comunicato dal ministero, il
giudizio dei prof di Religione dovrebbe concorrere alla
determinazione del credito, ma solo per chi si avvale di questo
insegnamento. Coloro che non seguono le lezioni di religione,
ovviamente, non avranno né giudizio né credito. Sarà nei prossimi
giorni lo stesso ministero a chiarire le modalitĂ  di applicazione
del provvedimento.

(10 maggio 2010)

Nota a margine: a quando le classi separate maschi/femmine, la preghiera mattutina, l’obbligo di frequenza della santa messa e la comunione pre maturitĂ ? Di questo passo immaginiamo in un futuro non lontano… Un solo grido: fuori i preti dalle scuole!

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